25/09/2010

Cosa significa essere volontari in Croazia..leggete

Inoltriamo sconcertati questa vergogna,che arriva da alcuni ragazzi volontari in Croazia:

Come viene asserito nel pluripremiato documentario Earthlings (Terrestri), ogni sistema si oppone ai cambiamenti in tre stadi, detti stadi della verita`: il ridicolo, l’opposizione violenta e l’accetazione.

Nella nostra quotidiana lotta per gli animali in Croazia, sentiamo sempre piu` pesanti i primi due stadi della verita` mentre il terzo sembra sempre piu` lontano ed irraggiungibile. Purtroppo gli ultimi avvenimenti non fanno che rinfrancare questo.

Il 27 agosto 2010 una coppia di turisti italiani in vacanza a Parenzo (Croazia) ci ha contattato chiedendoci aiuto per un cagnolino abbandonato su una strada molto trafficata di Parenzo. Questo cagnolino, di circa 10 chili, vaga per le strade della citta`, smarrito e spaventato gia` da molti mesi. Fino ad ora, nonostante diversi tentativi di avvicinarlo tutto era stato vano. Gli stessi accalappiacani della clinica veterinaria di Parenzo, pagati dal comune per catturare, detenere per due mesi e sopprimere i cani, non erano riusciti a prenderlo. Quello che lo manteneva in vita era la sua diffidenza verso il genere umano ma purtroppo non potra` sopravvivere a lungo cosi, a causa del traffico e dei continui avvelenamenti che avvengono nella zona.

Vista la richiesta di aiuto e la proposta di adozione della coppia di turisti, fortemente motivata nell’aiutare il cagnolino, abbiamo deciso di intervenire un’altra volta prima che fosse troppo tardi. Il piano era semplice, in piu` persone avremmo tentato di catturarlo per poi portarlo da un veterinario per fargli una visita completa e avviare tutte le pratiche per l’adozione. Il tutto con l’aiuto dell’associazione OAZA di Umago. Purtroppo pero`, arrivati sul posto siamo stati fermati dalla polizia. Qui e` necessario chiarire che ci trovavamo su suolo pubblico, dove si trovava anche il cagnolino, sotto gli indifferenti occhi di tutti gia` da mesi. Alla richiesta della polizia di motivare la nostra presenza sul posto lo abbiamo fatto, spiegandogli la situazione del cagnolino e la buona volonta` delle persone intenzionate ad adottarlo. A questo punto la polizia ci ha reso noto che era gia` a conoscenza delle nostre intenzioni tramite una segnalazione a loro giunta, iniziando cosi una serie di velate minacce di sanzioni, violazioni di leggi inesistenti e tentativi di umiliazione verso di noi e verso gli adottanti. I due turisti sono stati minacciati dalla polizia di denuncia e multa se avessero preso il cagnolino, affermando che solo gli accalappiacani possono prelevare cani abbandonati. Ovviamente non c’e` nessuna legge che sanzioni l’adozione di un cane o il recupero di questo dalla strada, anzi e` un ovvio dovere di ogni persona. Ricordiamo a tutti che purtroppo questo non e` l’unico cane abbandonato e vagante per Parenzo e tanto meno per le strade dell’Istria.

La polizia ha inoltre detto esplicitamente ai turisti di considerarli ridicoli, viste le loro insensate preoccupazioni per un cane, soprattutto durante una vacanza. Dopo averci vietato di prendere il cane e portarlo da un veterinario e dopo aver spaventato la coppia italiana i poliziotti hanno chiamato gli accalappiacani. Compiuto il loro dovere di terrorismo psicologico verso chi voleva salvare un cagnolino e` iniziato il tentativo di derisione e di umiliazione verso chi ogni giorno cerca di aiutare i molti animali abbandonati e maltrattati in Croazia. Ad ognuno di noi e` stato chiesto se mangiasse la carne, se fosse vegetariano/vegano e da quanto tempo. Dopo che un’attivista dell’associazione Oaza ha affermato di essere vegana, come tutto il nostro gruppo, tra i due agenti sono partiti diversi commenti ironici e risate alle nostre spalle. Visto il loro arrogante atteggiamento non possiamo che considerare questa come una prassi repressiva, non verso un’azione in particolare ma contro il nostro stesso sentire e verso l’empatia con gli animali che guida le nostre azioni quotidiane.

Dopo circa mezz’ora e` arrivato il furgone degli accalappiacani che si e` lanciato insieme alla polizia all’inseguimento del cane, costringendolo a scappare in mezzo alle auto di una strada molto trafficata metre i due poliziotti continuavano a ridere e a divertirsi guardano il cane in preda al panico. Fortunatamente la loro azione e` stata un insuccesso.

A questo punto, ci viene da chiederci se l’obbiettivo della polizia non sia quello di mantenere il monopolio della gestione della problematica del randagismo nelle mani delle cliniche veterinarie private che ogni giorno sopprimono migliaia di cani, mantendendo di fatto lo status quo delle cose.

Tutte le volte che privati e associazioni si erano appellati alla polizia per situazioni di abbandono e maltrattamento verso gli animali gli era stato risposto che non era compito loro occuparsi di cani e gatti. Sembra invece che quando c’e` da impedire un’adozione e chiamare chi solitamente detiene e fa sopprimere i cani si riscoprano molto efficienti e zelanti nel farlo.

Non ci possiamo illudere che questi siano casi isolati, mossi da un’antipatia di alcuni agenti verso i cani o verso i vegetariani/vegani in quanto si trovavano li in rappresentanza ed in difesa dello stesso sistema che incarcera e fa sopprimere i cani all’interno dei canili sanitari. Come gruppo e come vegani non crediamo che siano stati violati dei nostri diritti perche´in questa societa` la parola diritti non ha nessun valore se non quello di descrivere dei recinti esclusivi, controllati da una logica arbitraria, vi siano rinchiusi in essi animali umani o non umani.

P.S. Alla fina i turisti, scioccati, amareggiati e scandalizzati dalla situazione se ne sono andati dicendo che non sarebbero mai piu` tornati in Croazia.

Noi, con l’aiuto dell’associazione Oaza cercheremo ancora di prendere il cane prima che venga catturato dagli accalappiacani.
Gruppo Un mondo sbagliato
http://unmondosbagliato.wordpress.com


Qui di seguito potete leggere una lettera scritta dalla coppia di turisti.


Seduto in riva al mare io e mia moglie passiamo l’ultimo giorno di vacanza senza parlare dei luoghi visitati. A sentirci parlare sembrerebbe che la Croazia non l’avessimo vista che dalla spiaggia su cui siamo sdraiati ora. Sappiamo entrambi che una volta tornati a Milano, ci saranno le foto a ricordarci dei 1000 Km percorsi in 17 giorni sulla costa e nell’entroterra dell’Istria: Pula, Rovini, le isole Brioni e tutti gli altri paesi che come Vrasr abbiamo faticato a pronunciare per l’assenza di vocali ma che comunque si sono tutti distinti perché punti di partenza verso l’appartamento in affitto a Porec.

Qui le strade sono ben asfaltate e le rotonde ben curate con grossi cespugli tosati circondati da spiccanti fiorellini rossi. E’ proprio su una di queste, l’ultima sullo stradone prima dei semafori per il centro di Parenzo, il rifugio di un piccolo meticcio abbandonato. Una magrissima cagnolina bianca e nera che abbiamo visto la prima volta attraversare la strada come se ci fosse abituata. Quel giorno aveva piovuto senza sosta ma non per questo la strada era priva di macchine. Ci rendemmo subito conto della situazione e dopo averla vista di sfuggita ritornammo indietro nella speranza di raccoglierla. La ritrovammo sul bordo della strada, appunto pochi metri da dove l’avevamo vista attraversare. Scendendo dall’auto provai a richiamare la sua attenzione, anche se questa era già stata colta da chi mi osservava con occhi impauriti e tristi dall’altra parte della strada. Pensai subito e ingenuamente di dover solo fare pochi passi attento a non essere investito per prendere il cane, e infatti, fu solo un attimo. Quello successivo la creatura che aveva già catturato il nostro interesse si rimise in marcia come se niente fosse. Anzi, come se per un attimo aveva pensato che dalla macchina fosse potuto uscire il suo padrone. Questo pensiero mi diede la forza di correrle dietro. Lasciai mia moglie ad aspettarmi in macchina già vedendomi di ritorno con il nostro nuovo amico a quattro zampe. Un compagno che già da quella sera avrebbe avuto una famiglia se la paura non lo avesse fatto scappare.

Di ritorno a casa non avremmo mai immaginato di ritrovarlo nei giorni seguenti sempre nel raggio di pochi km. Non avremmo mai immaginato di provare a rincorrerlo senza successo fino a darci per vinti. Non avremmo mai immaginato di essere così fortunati di riuscire a contattare a 2 giorni dal nostro rientro in Italia, sia un’associazione di volontari pronti ad aiutarci e, cosa ancor più incredibile, di scoprire una signora che ogni giorno dava del cibo alla cagnetta.

Sembrava che tutto stesse volgendo al lieto fine. Vedere che qualcuno si era già offerto di aiutare quel piccolo cane ci rendeva felici e nello stesso tempo ci stringeva il cuore vedere come la paura lo faceva avvicinare al cibo solo dopo che chi glielo aveva offerto ritornava sui propri passi. Però tutto sembrava incastrarsi per riuscire a salvarla. I 2 volontari, ci dissero al telefono che si poteva tentare di prenderla con della salsiccia e del sonnifero, e per questo ci dissero di riferirlo alla signora. Quest’ultima, che non parlava bene la nostra lingua ci aveva dato comunque l’impressione di apprezzare il nostro tentativo di adozione. Di comune accordo ci diamo appuntamento al giorno dopo, sempre alle 19:00.

Di nuovo tutto era sembrato incastrarsi, perché i 2 volontari arrivarono l’indomani dopo 50 km di viaggio a Porec. Un ragazzo ed una ragazza giovanissimi. Lui italiano e lei Croata. Con loro una gabbia di plastica che ci avrebbero prestato nel caso di cattura. Aspettammo l’arrivo della signora, anche se da qualche minuto avevo già visto come mancasse la ciotola che era sempre stata presente sul prato al bordo della strada.

Alle 19:15 arrivò invece la polizia.

Scesero dalla macchina in 2. Anche in questo caso un uomo e una donna. Lei parlava italiano e lui no. Cominciarono a chiederci cosa ci facessimo li e quando risposi che volevamo salvare un cane da morte certa, ci vennero dette tre cose: la prima è che i cani non si possono portare via dalla strada, la seconda è che forse avrei fatto meglio a fare il turista senza preoccuparmi di nient’altro che andare in spiaggia, e la terza se mangiasi carne. Dopo aver risposto che poche ore prima mi ero mangiato un hamburger, mi venne chiesta un’altra cosa: il documento. Ma solo il mio perché quello di mia moglie per strani motivi non serviva alle forze dell’ordine. Mi venne chiesto il nome di mio padre e dove abitassi, anche se era tutto segnato sulla carta d’identità. Infine venni accusato di aver voluto avvelenare il cane e che la polizia era stata avvertita proprio dalla signora che aspettavamo.

La desolazione per non riuscire ormai più a portare in salvo il cane fu l’unica cosa che importava a quel punto e quando arrivò il veterinario che era stato chiamato, pensammo a come tutto non poteva andare peggio.

Ce ne torniamo quindi a Milano con la felicità di aver visitato bellissimi luoghi ma nello stesso tempo di aver conosciuto persone che vivono l’abbandono di un cane, nella totale indifferenza. Ci chiediamo come sia possibile dimostrare amore verso un animale e di essere ricambiati come dei criminali. La nostra speranza è che quel cane possa un giorno trovare una famiglia e non la gabbia di un canile che lo ospiti per due mesi prima di essere abbattuto.

Pietro e Alessia
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